Ce n'erano di cose che avrei voluto dire ed erano tante davvero.
Volevo ringraziare Irene per tutto quello che mi ha dato, per avermi prima ricucito, poi lacerato ed alla fine costretto ad imparare a tenermi insieme da solo, tutte cose importanti che mi hanno reso ciò che sono diventato, e solo a raccontare questo ne sarebbero servite di parole.
Volevo ringraziare Jarod... ma lui sa tutto, visto che sono io e volenti o nolenti continueremo a crescere insieme.
Volevo ringraziare Voi tutti, che mi avete arricchito con le Vostre parole.
Grazie, grazie di cuore.
Ho dovuto pensare a lungo su cosa fare di questo posto, chiudere i conti con un pezzo di se stessi di questa entità, non è cosa facile, ma credo che sia giunto il momento di farlo.
Oramai viaggio in maniera diversa, la persona che ero quando sono venuto qui, non c'è più, come non ci sono più le motivazioni per le quali questo posto era nato, un posto segreto, alla portata di tutti, per mostrare un lato di me ad una persona speciale, alla quale, volente o nolente ho lasciato un pezzo importante di ciò che sono stato.
Va bene così.
Ce n'è voluto di tempo.
Ho dovuto fare i conti con abissi e demoni.
Ho fatto del male e con il male sono stato ripagato.
Credo di aver saldato i miei debiti.
Sono a posto.
Ho perdonato me stesso e te, spero di sapere, un giorno, che sei felice e luminosa, davvero.
Io di mio posso dire che il buio non mi interessa più.
So che di tanto in tanto verrò accarezzato dalla nostalgia, ma va bene anche questo, sono umano no?
Ora vado, felicemente insoddisfatto, questo ciclo delle avventure di Jarod, si conclude, chissà che da qualche parte, in qualche modo, non se ne riapra un altro.
... cercate il nuovo, non abbiate paura e ricordate che la felicità è dentro di noi... sempre. In mezzo agli alti e bassi della vita.
Quindi, buona vita Viandanti, se passerete di qua e sentirete la mia mancanza, sappiate che io sono in viaggio... e sto bene.
Molte cose sono cambiate...
Se solo trovassi acciairino ed esca.
E' come un motore che borbotta, lancia qualche colpo e poi si spegne.
Per un attimo mi ricordo come fare.
Tutto diventa più reale e profondo.
I colori più brillanti ed i profumi più intensi.
Sento l'universo piegarsi, lo sento respirare...
e sento di poterlo avere ancora al mio servizio.
Me ne ricordo.
Ora me ne ricordo sul serio...
... e c'è una bella differenza.
Piccole assenze di cui pensavo non mi sarei accorto...
... e domani, l'ultimo saluto, in quelle terre a cui metà del mio sangue appartiene,
in mezzo a tutta quella gente, falsi sorrisi e qualche dolore sincero,
paese dell'est a contrapporre, "la festa" che, in fondo, è un evento del genere,
ed il suo significato profondo.
Ancora non capisco bene cosa significhi tutto questo per me,
così abituato al ghiaccio che con fervore ho fatto crescere dentro di me,
mi ritrovo spaesato nel sentire gli occhi lucidi
e non posso fare a meno di ricordare una nostra conversazione di qualche tempo fa,
quando le dissi che ora ero cattivo e lei sorridente e tranquilla mi rispose che non lo ero,
che dovevo solo trovare una brava ragazza e metter su famiglia, come ha fatto mio fratello.
Fuori piove,
io amo la pioggia,
è come avere il permesso di essere introspettivi.
Mi siedo sul marciapiede della mia giornata,
e rimango ad osservare che nonostante sia autunno,
ci sia spazio per un po' di primavera...
... ed in tutto quel vuoto, già qualcosa germoglia.
In silenzio, senza disturbare,
con grandezza ed eleganza.
In silenzio, a denti stretti,
minuta e consumata.
La pelle di carta crespa e le guance paffute,
la mente ancora salda, fino all'ultimo,
lucida ed affilata.
A passi lenti,
immersa nei propri pensieri,
come chi ha faccende molto importanti a cui pensare.
Fiera ed orgogliosa,
con occhi brillanti e dolci,
anche negli ultimi istanti.
In silenzio, in una stanza di terra straniera,
circondata da chi le voleva e le vorrà sempre bene,
con pochi brevi sussulti,
si è lasciata scivolare via.
Ed è un vuoto strano quello che resta,
un vuoto enorme ma che sa di giusto,
la sensazione che fosse tutto a posto,
le faccende concluse, le valigie pronte,
soddisfatta e tranquilla,
forse solo un po' indispettita.
Che gran persona!
Spero di avere alcuni lati di quel carattere,
spero di poter portare qualcuno di quei valori assieme a me,
darli ai miei figli,
rinnovando nel domani, quel modo di essere,
duro e semplice, onesto e sincero,
circondata da quella luce
che emettono le persone che sono e non si perdono nel desiderio di essere.
...
è un estate di quelle torride, di quelle che non se ne vedono più, quando a luglio il sole ti frustava la schiena ed al pomeriggio dovevi nasconderti sotto gli alberi, che anche se sei un capitano delle guardie, un eroico soldato in trincea o Baggio ai mondiali, ti arrendi e vai a ripararti.
Corro a casa, sporco di fango e polvere,
le ginocchia sbucciate e le unghie nere,
due scalini alla volta che la gola grida il suo bisogno di bere,
la zappa appoggiata al lato della porta, le scarpe sporche di terra poco distanti,
spalanco la porta senza quasi fermarmi,
seminando tracce per tutto il pavimento,
mezzogiorno non è lontano e le narici vengono investite dall'odore dei fagioli che stanno cuocendo a fuoco lento sulla stufa a legna,
mi si para davanti quella donna sempre vestita di nero, che io non capisco perché dopo tanti anni, non si possa mettere addosso un po' di colore... ma sono così giovane, non posso ancora capire il significato della parola dedizione... Lei mi lancia un'occhiataccia e mi urla di andare a togliermi le scarpe e di lavarmi le mani. C'è solo un istante di sfida tra i nostri sguardi, poi, sempre di corsa, vado fuori e faccio come dice lei.
Le racconto di cosa abbiamo fatto, che la mucca della signora Tina si era persa ma che l'abbiamo ritrovata e poi le costruzioni con il fango, che è incredile che le figlie di Renato giocano con le macchinine e poi abbiamo fatto la guerra e poi giocato a nascondino... quasi senza respirare, tra un sorso di aranciata ed un pezzo di pane inzuppato direttamente nella pentola.
Lei mi ascolta, mi chiede dove era finita la mucca, mi sgrida che sono ricoperto di terra, sorride per la storia delle macchinine... "state attenti a non farvi male... che la guerra è una cosa seria".
Io faccio finta di averla ascoltata per filare di nuovo via lasciandomela alle spalle che mi urla di tornare presto che è quasi ora di pranzo, ed io rispondo che va bene, che torno tra un po' e tutti e due sappiano che non è vero, che dovrà sgolarsi dal terrazzo per un bel po' prima di rivedermi.
...
Beh, ti saluto così nonnina,
con gli occhi lucidi di ricordi,
un po' con allegria ed un po' con tristezza,
ricordando il tuo ultimo timido sorriso,
quando uscendo da quella stanza,
ci siamo salutati.
"Ci vediamo Nonnina."
"Eheh, sìsì, ci vediamo..."
Novembre,
gioco nervosamente con le pellicine delle mie dita.
Accerchiato,
spossato,
eppure spavaldo,
spesso per pura abitudine,
non smetto mai di sorridere, seppur tristemente, con la faccia gonfia.
C'è questa prima linea che mi logora, ma che anelo,
c'è una fine imminente, in cui inizio a sperare, vergognandomene... non capendo,
c'è il Cambiamento, quello che mi sospira sul collo, seducente e sfuggente.
Vorrei deporre le armi, solo un istante.
Fare l'amore tutta la notte,
e domani, svegliarmi con il sole negli occhi.
E' una vita fatta di pezzi di ferro saldati assieme,
a volte scintillante di forgia, altre nera di ossido,
rovente o fredda.
Noi stiamo nel mezzo,
martello od incudine,
tra guanto e pelle
lo spirito ed il respiro.
Sono anni che attendo.
Stasera accendo la forgia.
Signori.
Musica!